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Dopo la sanatoria: la vertenza per gli stranieri regolarizzandi (2003)

Dopo la “maxisanatoria” del 2002, centinaia di migliaia di stranieri in tutta Italia, che hanno presentato domanda di regolarizzazione, restano in attesa di risposta. Le indicazioni ministeriali dicono che i migranti in fase di regolarizzazione non possono cambiare lavoro. Ma a Genova, Milano, Bologna e in altre città le Prefetture consentono il “subentro” del nuovo datore di lavoro: nel Marzo 2003, Africa Insieme chiede alla Prefettura di Pisa di adottare disposizioni analoghe, e consegna un dossier con ampia documentazione di supporto. Nel frattempo, l’associazione convoca i migranti per un’assemblea informativa.

Leggi:

Rassegna stampa

Il dossier sul “subentro” presentato alla Prefettura di Pisa

“Un percorso a ostacoli: la regolarizzazione secondo la Bossi-Fini”. Articolo di Africa Insieme per il dossier dell’ANCI Toscana

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Decreto flussi 2007, il parere di un informatico

Abbiamo chiesto a Marco Cornolti, il consulente informatico che ha assistito giorno per giorno gli operatori del nostro sportello, di inviarci un parere su cosa e’ successo ieri. Le informazioni che fornisce, spiegate in modo semplice e accessibile a tutti, ci paiono molto interessanti. Eccole.

Stamattina alle 8:00 e’ stato attivato il sistema di ricezione delle domande del primo dei tre scaglioni del decreto flussi 2007. Le domande riguardavano lavoratori provenienti da stati che hanno firmato accordi bilaterali con l’Italia, per i quali erano complessivamente disponibili 47.100 posti. Le domande inviate sono state, fino alle ore 18:00, 350.000, cioe’ in numero 8 volte superiore a quelle che verranno accettate.

Il ministero, in una nota, comunica che tutto ha funzionato “alla perfezione”, che le richieste servite sono state 9600 al minuto, e che il sistema ha lavorato sempre al di sotto delle sue potenzialita’, cioe’ ha sempre servito le richieste man mano che arrivavano. Questa visione e’ falsa e fuorviante.

La grande maggioranza di chi ha inviato le domande, prima di ottenere la conferma ha dovuto aspettare dai 60 minuti fino a 3 ore, sintomo evidente del fatto che il sistema nel suo complesso non ha funzionato come avrebbe dovuto.

Il ministero, per queste interminabili attese, scarica la colpa sulla lentezza delle connessioni degli utenti, spiegazione assurda dato che ogni domanda inviata occupa 10KB, che una normale connessione ADSL puo’ inviare in qualche centesimo di secondo

Se e’ vero, come sostiene il ministero, che le macchine non sono mai state sovraccaricate, esiste un’unica spiegazione per il disservizio: la connessione utilizzata dai server era inadeguata al traffico enorme degli utenti che inviavano domande.

Per spiegare il funzionamento delle connessioni TCP di solito si usa una metafora.

Una maestra fa lezione in classe, gli alunni le fanno delle domande uno alla volta e lei risponde ad ognuno, nell’ordine. Ci sono delle regole: l’alunno deve alzare la mano per comunicare di voler prendere la parola, la maestra deve dargli la parola, mentre l’alunno fa la domanda gli altri non lo interrompono, la maestra risponde e l’alunno dice di aver capito oppure pone di nuovo la domanda. Se, un minuto dopo che un alunno ha alzato la mano, la maestra non gli ha ancora dato la parola, l’alunno pensa che la maestra non abbia visto la mano alzata, cosi’ comincia a chiamarla a voce.

Un meccanismo assolutamente analogo e’ utilizzato per la gestione del traffico nelle connessioni TCP. Ma esistono dei casi in cui questo sistema si inceppa. Supponiamo che invece di 20 alunni la classe ne abbia 350(mila). Contemporaneamente, diciamo alle 8:00 del mattino, 100 di questi bambini alzano la mano per chiedere la parola. La maestra non puo’ ricordarsi chi ha alzato la mano per primo, cosi’ comincia a rispondere ad un alunno a caso, poi ad un altro e cosi’ via. Ma gli altri alunni che hanno alzato la mano non sono sicuri che la maestra li abbia visti, cosi’ la chiamano di nuovo, interrompendo l’alunno che sta parlando o la maestra che sta rispondendo, e provocando ulteriori ritardi nella comunicazione.

Nel frattempo, uno per volta, anche gli altri 250 bambini alzano la mano per porre altre domande. Risultato: se alla maestra non prende una crisi nervosa, rispondera’ a tutte le domande, interrotta continuamente dai bambini che la chiamano, e scegliendo casualmente le domande a cui rispondere. Gli altri bambini dovranno aspettare, in media, delle ore prima di ottenere una risposta. Indipendentemente da quando hanno alzato la mano. Il giorno dopo, la maestra non vuole ripetere l’esperienza ed elegge un alunno come rappresentante della classe.

Al rappresentante e’ dato il compito di collezionare tutte le domande degli alunni e porle una alla volta alla professoressa. In questo modo il rappresentante viene bombardato di richieste ma la maestra risponde con tranquillita’ a tutte le domande. Non e’ stressata e dal suo punto di vista tutto funziona “alla perfezione”.

Peccato che dall’altra parte ci siano comunque centinaia di bambini che dovranno lottare tra di loro per parlare col rappresentante e aspettare delle ore prima di avere la risposta dalla maestra.

Per scendere nel concreto, nella metafora la maestra e’ il server del ministero degli interni che riceve le domande del decreto flussi, il rappresentante e’ l’insieme dei router del Ministero, mentre gli alunni sono ovviamente gli utenti che inviano le domande.

Tutti gli utenti hanno inviato al server una domanda che e’ stata instradata tramite i router del ministero. Questi router connettono i server ad Internet con una banda limitata, diciamo una T3 (5.5 MB/sec), e alle 8 del mattino cominciano a ricevere un traffico enorme.

Il traffico e’ in gran parte ridondante, perche’ la maggior parte dei pacchetti non sono vere domande ma tentativi di connessione (gli alunni che chiamano la maestra perche’ pensano che la loro mano alzata non sia stata vista).

E’ qui il collo di bottiglia: i server non si sovraccaricano perche’ di tutto il traffico glie ne arriva una piccola parte, quella che ha superato il collo di bottiglia dei router, che casualmente hanno scelto quali pacchetti inviare al server e quali scartare.

Nel complesso, il sistema messo a punto dal ministero si e’ rivelato del tutto inadeguato a ricevere il gran numero di domande.

Il ministero puo’ vantarsi che i server abbiano retto solamente perche’ i router e l’infrastruttura di rete a cui erano collegati non erano sufficienti a gestire tutto il traffico. Tuttavia e’ ovvio che anche l’infrastruttura di rete del ministero deve essere considerata parte integrante del sistema di ricezione delle domande, ed e’ compito del ministero garantirne una che sia adeguata alla grande quantita’ di richieste, assolutamente prevedibile, per un servizio tanto critico. Magari spendendo qualche soldo di piu’.

Il risultato e’ un’autentico terno al lotto: le domande sono state ricevute in maniera completamente indipendente dal tempo in cui gli utenti hanno clickato sul bottone Invia, e ovviamente fa fede il tempo di ricezione.

Tanto valeva raccogliere le domande nelle due settimane precedenti e poi estrarre a caso tra quelle pervenute. Il sistema del decreto flussi di quest’anno forse evita il freddo delle code alle poste, ma in quanto a disumanita’ non si discosta di tanto.

Marco Cornolti, associazione Acklab – Progetto Rebeldia

[ sabato 15 dicembre 2007 ]

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La sanatoria del 2009

Nel 2009 Africa Insieme assiste centinaia di persone che cercano di regolarizzare la propria posizione di soggiorno attraverso la “sanatoria per colf e badanti”.

La sanatoria: servizio di Ballarò, 29 Settembre 2009

Leggi:

– Poche domande per la sanatoria a Pisa. Il commento di Africa Insieme. Pisanotizie, 21 Settembre

– Chiusa la sanatoria per le colf e le badanti. Il commento di Africa Insieme. Pisanotizie, 1 Ottobre

– Dopo la sanatoria: Africa Insieme annuncia la ripresa delle attività. Leggi tutto

– No alla sanatoria truffa: la vertenza contro la “circolare Manganelli” (Primavera 2010). Leggi tutto

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Dicembre 2005, verso un nuovo decreto flussi. Africa Insieme: “revocate le espulsioni”

Alla fine del 2005, arrivano voci sempre più insistenti su un nuovo “decreto flussi”. Africa Insieme si organizza per garantire al meglio i propri utenti, e apre una vertenza con la Prefettura per chiedere la revoca delle espulsioni dei lavoratori stranieri.

Leggi:

La guida al decreto flussi diffusa tra gli utenti dello sportello informativo

L’appello consegnato al Prefetto, firmato da tutte le associazioni del territorio

Il Tirreno, 23 Dicembre 2005

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La protesta di Brescia, Estate 2000

Scheda sui 45 giorni di protesta dei migranti a Brescia

Lunedì 15 maggio. La Questura di Brescia informa per la prima volta alcuni immigrati che hanno chiesto di beneficiare della sanatoria del 20 ottobre 1998 (cui erano ammessi immigrati in grado di dimostrare di essersi trovati in Italia prima del marzo ’98, e di disporre di una residenza e di un lavoro regolare) che la loro domanda non è stata accolta. Una condizione che coinvolge più di cinquemila immigrati che hanno presentato domanda a Brescia (su un totale di 14.151 domande presentate), e oltre 50mila in tutta Italia. Dall’analisi della documentazione prodotta dagli immigrati emerge che molti di loro sono stati truffati da italiani che hanno venduto loro documenti non validi.

Sabato 20 maggio. Con l’appoggio del Centro sociale Magazzino 47 un corteo di immigrati (da 2.500 a 3.000 secondo le notizie di cronaca) muove dal centro della città e raggiunge il piazzale antistante la Questura. “Permesso per tutti” è lo slogan rilanciato con maggiore insistenza. Il corteo è composto in prevalenza da pakistani e indiani. Sono le avvisaglie di quella che verrà giornalisticamente battezzata “la protesta dei pakistani”.

Lunedì 22 maggio. Duecento manifestanti decidono di iniziare una forma non violenta di protesta attraverso lo sciopero della fame e un sit-in permanente davanti alla Questura. Ai manifestanti pakistani si associa un nutrito gruppo di donne e uomini senegalesi.

Martedì 23 maggio. Lo sciopero della fame continua e alcuni manifestanti accusano malori. Una loro delegazione viene ricevuta dal questore Gennaro Arena. In serata i manifestanti raggiungono piazza della Loggia, che da questo punto in avanti diviene il vero epicentro della protesta.

Mercoledì 24 maggio. Alcuni degli scioperanti minacciano di darsi fuoco in piazza. Nel pomeriggio in duecento sfilano per le vie del centro.

Giovedì 25 maggio. Aumenta il numero di manifestanti colti da malore. In un solo giorno in 23 devono ricorrere alle cure dei sanitari dell’ospedale Civile. In mattinata incontro in prefettura di una delegazione di immigrati con l sindaco Paolo Corsini, il prefetto Alberto De Muro e il questore. Nel pomeriggio la delegazione incontra la segreteria generale della Camera del lavoro. Da questo momento in avanti i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil affiancano l’iniziativa degli immigrati. La città nel frattempo è invasa da partecipanti e spettatori della 1000 Miglia storica. La manifestazione mondano-sportiva e quella di protesta degli immigrati si sfiorano diverse volte, ma coesistono senza incidenti.

Venerdì 26 maggio. I manifestanti minacciano di bloccare il Giro d’Italia, atteso lunedì a Brescia. Alcuni manifestanti inscenano impiccagioni simboliche in piazza Loggia.

Sabato 27 maggio. Una delegazione di manifestanti e di sindacalisti incontra il presidente del Senato Nicola Mancino, giunto a Brescia per partecipare a un convegno in occasione delle manifestazioni per il 26° anniversario della strage di piazza Loggia.

Domenica 28 maggio. Una delegazione di immigrati impegnati nello sciopero della fame rende omaggio alla stele dei caduti di piazza della Loggia, nel giorno dell’anniversario della strage. I sindacati propongono e ottengono che, nell’ambito della manifestazione ufficiale in piazza, prenda la parola un rappresentante degli immigrati. Il senegalese Dia M’baye dal palco delle autorità espone le ragioni della protesta degli immigrati davanti alla piazza gremita. E la piazza riserva a lui l’applauso più lungo dell’intera cerimonia. Nasce per la prima volta la figura del “clandestino ufficiale”: il portavoce degli immigrati “sans papier” ha preso posto sul palco a fianco di sindaco, presidente della Provincia e Procuratore della Repubblica. Al termine della giornata un complesso musicale senegalese prende posto sul palco in piazza Loggia e improvvisa un’esibizione musicale che coinvolge immigrati e bresciani.

Lunedì 29 maggio. Dopo una trattativa con i responsabili della Rai, gli immigrati rinunciano ai progetti di bloccare il Giro d’Italia che arriva in città. Grazie all’accordo raggiunto, tuttavia, le telecamere della Rai riprendono i loro cartelli di protesta e rilanciano succintamente le ragioni dello sciopero della fame, che ora procede in maniera simbolica e viene affrontato a turno dai manifestanti.

Mercoledì 31 maggio. Quella che è ormai diventata l’emergenza-immigrati a livello nazionale, e che ha Brescia come epicentro, viene affrontata a Roma durante un incontro fra il sindaco di Brescia Paolo Corsini, alcuni parlamentari bresciani e il ministro degli Interni Enzo Bianco.

Giovedì 1 giugno. Nella notte fra mercoledì e giovedì i manifestanti vengono sgombrati da piazza Loggia con un’azione congiunta polizia-carabinieri. L’iniziativa apre una crisi istituzionale nella prefettura di Brescia, che non era stata informata dell’intervento. Tutti gli immigrati che occupavano la piazza vengono segnalati ma – per effetto di un accordo raggiunto fra sindacati e questore – nessuno di loro riceve il foglio di espulsione. Manifestanti e sindacati concordano col Comune di Brescia, mons. Giulio Sanguineti, nel giorno in cui la Chiesa celebra il giubileo degli immigrati. Il vescovo dichiara il proprio appoggio a iniziative che vadano nella direzione della regolarizzazione degli immigrati. E aggiunge: “Io credo che noi dobbiamo saper attuare una accoglienza oculata ma aperta. È chiaro che il nostro Paese non può ospitare tutti gli immigrati della terra, così come è chiaro che chi arriva da noi deve rispettare il Paese che lo ospita e le sue leggi. Ma è per noi altrettanto importante saper rispettare e aiutare chi si trova nel bisogno. Non dobbiamo mai dimenticarci che chi ha lasciato la sua casa per venire a lavorare da noi solitamente non lo ha fatto per capriccio”. Lo stesso giorno il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, prendendo spunto dal caso-Brescia chiede che la definizione delle quote semestrali di immigrati da ammettere in Italia sia affidata alle Regioni.

Sabato 3 giugno. Le ragioni della protesta vengono rilanciate nelle vie del centro cittadino da un corteo di cinquemila fra immigrati e italiani. Il servizio d’ordine, assicurato in prima persona dai pakistani, garantisce lo svolgimento della manifestazione senza che si verifichi alcun incidente.

Martedì 6 giugno. I sindacati illustrano alla stampa la proposta che l’indomani presenteranno al ministero dell’Interno insieme a una delegazione di immigrati. Prevede un periodo di tempo contingentato entro il quale tutti coloro che sono stati esclusi dalla sanatoria per irregolarità della documentazione prodotta possano ottenere e dimostrare il requisito fondamentale: disporre di un lavoro, e grazie a questo fatto ottenere la regolarizzazione. Non si tratta di una nuova sanatoria, spiegano i sindacati, ma di un’applicazione dello spirito della sanatoria, nell’ambito delle norme esistenti.

Mercoledì 7 giugno. Un pullman con a bordo una delegazione di immigrati e di sindacalisti, rappresentanti di partiti della sinistra e del Centro sociale Magazzino 47, giornalisti, dopo un viaggio durato un’intera nottata raggiunge Roma per incontrare il ministro Enzo Bianco e esponenti di numerosi partiti. Al Viminale una delegazione composta da Dia M’baye (senegalese), Peinda Kebe (senegalese), Ehsan Ullah (pakistano), Dino Greco (Cgil), Antonio Lazzaroni (Cisl) e Claudio Comencini (Uil) incontra il sottosegretario Aniello Di Nardo, appositamente delegato dal ministro Bianco, e i massimi dirigenti del ministero degli Interni. A loro la delegazione bresciana, affiancata da rappresentanti dei sindacati nazionali, espone la proposta elaborata a Brescia. Di Nardo ne prende atto, assicura tempi rapidi per la risposta e spiega i principi che guidano l’azione del governo: “Il problema degli immigrati dev’essere affrontato e risolto. C’è una legge che va rispettata, e se ci sono diritti che sono stati acquisiti dagli immigrati, vanno salvaguardati”. Nel corso della giornata la delegazione mista partita da Brescia viene ricevuta anche da rappresentanti di numerosi partiti: Rifondazione comunista (Giordano, Mascia, Curzi), Verdi (Francescato), Ds (Leoni), Ppi (Pistilli e Del Bono) e I Democratici.

Martedì 13 giugno. Viene annunciata ufficialmente una manifestazione nazionale per sabato 17 giugno a Brescia e domenica 18 giugno a Roma, per rilanciare ancora una volta la richiesta di dare un’opportunità di regolarizzazione agli immigrati che non hanno vista accolta la domanda di accedere alla sanatoria del ‘98. Una delegazione di sindacalisti e di immigrati viene ricevuta dal presidente dell’Amministrazione provinciale, Alberto Cavalli.

Mercoledì 15 giugno. Crescono le adesioni alla manifestazione, che ottiene l’appoggio dei sindacati confederali, di Ds, Verdi, Prc, numerosi centri sociali, personalità come Dario Fo e Franca Rame, una galassia di associazioni del volontariato internazionale. Vengono organizzati anche due treni speciali, uno da Milano su iniziativa del centro sociale Leoncavallo e uno da Venezia, per favorire la partecipazione alla manifestazione che assume rilevanza nazionale.

Venerdì 16 giugno. Il sottosegretario agli Interni, Massimo Brutti, convoca per lunedì 19 giugno a Roma un incontro con la delegazione bresciana che aveva già incontrato il sottosegretario Di Nardo. In Consiglio comunale la Lega e il Polo attaccano l’Amministrazione comunale e il sindaco accusandoli di “atteggiamento connivente nei confronti dei clandestini”. Il sindaco replica che “l’unico soggetto istituzionale che si è assunto con una propria ordinanza l’onere di intervenire sulla vicenda dell’occupazione di Piazza Loggia da parte degli immigrati è stato il sindacato di Brescia, il quale si è impegnato nel ruolo proprio, così come è ovvio, ma anche esponendosi in un quadro di confusione nelle norme e nella titolarità istituzionale dei vari interventi”.

Sabato 17 giugno. La manifestazione nazionale porta per le vie del centro di Brescia almeno 10mila persone fra immigrati e italiani che sostengono le loro ragioni. Come gesto distensivo nei confronti della città, lungo il percorso del corteo vengono distribuite ai bresciani tremila rose. Sfatato l’allarmismo circolato nei giorni precedenti: la manifestazione si svolge senza il minimo incidente.

Domenica 18 giugno. A Roma si svolge un’iniziativa analoga a quella di Brescia. I manifestanti, secondo stime giornalistiche, sono quattromila.

Lunedì 19 giugno. La delegazione bresciana composta da Dia M’baye (senegalese), Peinda Kebe (senegalese), Ehsan Ullah (pakistano), Salvatore Cinque (Cgil), Antonio Lazzaroni (Cisl) e Claudio Comencini (Uil) incontra al Viminale il sottosegretario Massimo Brutti, che annuncia che il governo non prevede di ricorrere a un nuovo decreto ma intende risolvere la situazione con un’applicazione più estensiva delle norme già esistenti. Seguendo questa linea di governo – dopo un rapido riesame delle diverse posizioni di coloro che hanno fatto domanda di regolarizzazione – intende procedere al rilascio dei permessi di soggiorno a tutti coloro che ne hanno fatto richiesta e non l’hanno ancora ottenuto, a meno che le domande siano completamente prive di documentazione o l’interessato abbia precedenti penali.

Martedì 20 giugno. I sindacati confederali bresciani esprimono la propria soddisfazione per l’esito dell’incontro col sottosegretario Brutti, che ha anche fissato una data entro la quale definire il quadro dei permessi concessi e negati in base alla nuova interpretazione normativa: il 3 luglio. Il prefetto Alberto De Muro annuncia la creazione del Consiglio territoriale per l’immigrazione aperto a enti locali, associazioni di categoria e sindacati.

Venerdì 23 giugno. Nell’ambito di una serie di nuove nomine e spostamenti che interessano 23 questori di tutta Italia, il questore di Brescia Gennaro Arena viene destinato alla sede di Catanzaro. Tutti, a cominciare dal diretto interessato, considerano questa decisione punitiva, e conseguenza della linea di cui lo stesso Arena s’è fatto interprete nell’intera gestione dell’affare-immigrati. Solo la Lega Nord plaude allo spostamento del questore. Un documento congiunto di Cgil, Cisl e Uil parla di “un provvedimento punitivo nei confronti di un funzionario dello Stato macchiatosi della colpa grave di aver gestito con grande sensibilità ed intelligenza il problema immigrati a Brescia. (…) È anche al lavoro del Questore di Brescia, oltre che alla correttezza degli immigrati, che va ascritto il merito di aver scongiurato che la situazione degenerasse. Chi ha alacremente lavorato perché gli immigrati in lotta fossero trattati alla stregua di delinquenti, perché la loro civile protesta fosse soffocata come un sussulto malavitoso e le loro buone ragioni eluse, ora potrà fregiarsi di una vendetta che colpisce una persona integra, che avrebbe meritato ben altro riconoscimento”.

Sabato 24 giugno. Momenti di tensione e brevi tafferugli in piazza Loggia fra gli esponenti della Lega Nord, che manifestano contro “l’occupazione di alcune piazze cittadine da parte di un folto gruppo di immigrati pakistani”, e giovani del Centro sociale Magazzino 47.

Martedì 27 giugno. Nel corso di un incontro con una delegazione di sindacati nazionali il governo annuncia la soluzione adottata per il caso-immigrati. Ad almeno la metà degli immigrati con permesso “sospeso”, il sospirato documento verrà rilasciato entro pochi giorni. Tempi leggermente più lunghi per coloro che hanno presentato la domanda senza documentazione, e dovranno ricorrere a un’autocertificazione.

Mercoledì 28 giugno. Fra gli immigrati sale l’attesa per la consegna dei primi permessi.

Giovedì 29 giugno. La Questura di Brescia consegna i primi 250 permessi a immigranti di venti diverse nazionalità.

Venerdì 30 giugno. I portavoce degli immigrati annunciano che la protesta non smobiliterà finché non saranno ottenute assicurazioni circa il numero e i tempi di consegna dei permessi di soggiorno.

Domenica 2 luglio. Una fiaccolata serale, da piazza Loggia al piazzale della Questura, sposta ancora una volta l’epicentro della vicenda a San Polo, dove i manifestanti pernottano in attesa dell’apertura dell’ufficio stranieri e di un incontro con il nuovo questore Paolo Scarpis.

Lunedì 3 luglio. Una delegazione di immigrati viene ricevuta dal questore Paolo Scarpis, che fornisce indicazioni sui tempi per la consegna dei permessi di soggiorno. In giornata ne vengono approntati altri 200. Si conclude con un successo la lotta degli immigrati bresciani. Per complessità, livello organizzativo, eco politica, è sicuramente la più importante nella breve storia dell’immigrazione in Italia. A partire dalla decisione di ricorrere allo sciopero della fame, la lotta è durata 45 giorni.

Dal sito de L’ernesto

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Aprile 2000: delegazione di Africa Insieme al Viminale

Nell’Aprile 2000 una delegazione di Africa Insieme viene ricevuta al Viminale per un incontro con il sottosegretario on. Maritati. La delegazione pone al Ministero il problema dei rifiuti dei permessi di soggiorno, comunicati alle migliaia di stranieri che avevano presentato la domanda con la “sanatoria” del 1998. Le richieste di Africa Insieme sono le stesse di quelle che – pochi mesi più tardi – ispireranno la vertenza delle comunità migranti a Brescia.

Leggi:

– Delegazione di Africa Insieme al Viminale. Il Tirreno, 26 Aprile 2000

Il documento presentato al sottosegretario

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“Per il diritto di esistere”. Africa Insieme sostiene la protesta degli immigrati a Brescia (Giugno 2000)

Nella Primavera 2000, centinaia di immigrati a Brescia entrano in sciopero della fame. Protestano contro i provvedimenti di rifiuto dei permessi di soggiorno comunicati a chi “non ha i requisiti” richiesti per la sanatoria del 1998. Su 14.151 domande presentate entro il termine stabilito dalla legge (il 20 ottobre 1999) sono quasi 5.000 quelle respinte, quasi sempre per irregolarità formali: in particolare, per la mancanza della “prova” che attesta la presenza in Italia prima del 27 Marzo 1998.

Prima che iniziasse la protesta a Brescia, Africa Insieme aveva segnalato al Ministero l’assurdità dei rifiuti comunicati a migliaia di migranti in tutta Italia. Ma la mobilitazione nella città lombarda riapre il problema con inedita forza. Africa Insieme aderisce alla manifestazione nazionale convocata a Brescia il 18 Giugno.

Leggi:

– Il problema delle regolarizzazioni: Africa Insieme incontra il sottosegretario del Ministero dell’Interno, Maritati. Leggi

– La protesta degli immigrati a Brescia. Scheda

– Su proposta di Africa Insieme, l’ANCI Toscana (l’associazione dei Sindaci del territorio regionale) approva una mozione di sostegno alla protesta di Brescia. Leggi Il Tirreno, 4 Giugno

– La solidarietà di Africa Insieme alla protesta di Brescia. Il Tirreno, 16 Giugno

– Polemiche sulla manifestazione di Brescia. Leggi

bresciadelManifestazione di Brescia: la delegazione di Africa Insieme

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Decreto flussi 2005: dal Tirreno, 9 Febbraio 2005

Da “Il Tirreno”, 9 Febbraio 2005, cronaca di Pisa, pag. IV

Il punto della situazione alla Direzione del Lavoro

Stranieri, 404 posti e migliaia di domande

PISA. 404 posti a Pisa, di cui 30 stagionali, per migliaia di domande, le domande dei lavoratori stranieri che hanno chiesto la regolarizzazione dopo la riapertura dei flussi.

In questi giorni gli uffici della direzione provinciale del lavoro sono sepolti da centinaia di richieste (ne sono già arrivate 1.200, ma si prevede che la cifra cresca ancora di molto) per l’autorizzazione al lavoro e l’ingresso di cittadini stranieri.

Le quote di lavoro per Pisa in Toscana sono state così ripartite: 30 per lavoro subordinato stagionale, cioè circoscritto ad un periodo di tempo di 9 mesi complessivi, 90 posti per lavoro subordinato non stagionale, cioè a lungo periodo, ripartiti tra albanesi (15 posti), tunisini (17), marocchini (11), egiziani (1), filippini (1), nigeriani (12), moldavi (12), srilankesi (1), bengalesi (9), pakistani (1), ed altri 284 per lavoro subordinato non stagionale riservato ad altre nazionalità, posti divisi per settore (150 nell’occupazione domestica, 54 in edilizia e altri 80 in settori e nazionalità varie).

La spedizione delle domande – fa sapere la Direzione Provinciale del Lavoro – è consentita dallo scorso 3 Febbraio, tramite raccomandata con macchina affrancatrice da cui risultino data ed ora di invio. Dunque i posti andranno alle domande giunte per prime e che avranno ovviamente i requisiti necessari.

Le domande riguardano l’autorizzazione al lavoro subordinato, anche stagionale e domestico, di cittadini extracomunitari;

Le domande riguardano l’autorizzazione al lavoro subordinato, anche stagionale e domestico, di cittadini extracomunitari;

Le richieste di conversione del permesso di soggiorno da lavoro stagionale a lavoro subordinato e da studio e formazione professionale a lavoro subordinato e le domande da studio a lavoro autonomo;

L’invio di richieste per i discendenti di vecchi emigranti, cioè a favore di lavoratori di origine italiana per parte di almeno uno dei genitori fino al terzo grado in linea diretta di discendenza, residenti in Argentina, Uruguay e Venezuela, che risultino iscritti in appositi elenchi tenuti presso le rappresentanze diplomatiche o consolari italiane nei rispettivi paesi.

E ancora l’autorizzazione al lavoro stagionale di cittadini extracomunitari che abbiano già ottenuto il permesso di soggiorno per lavoro subordinato stagionale nell’anno 2003-2004.

Infine l’autorizzazione al lavoro subordinato, anche stagionale o domestico, di cittadini neocomunitari, provenienti da questi paesi: Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Slovacca, Repubblica di Slovenia, Ungheria.

Il direttore della direzione provinciale del lavoro, Luigi Antonucci, ha commentato con fermezza “alcune proteste e la diffusione di notizie imprecise sulle procedure necessarie per la presentazione di queste domande”.

“Gli uffici pisani”, ha spiegato, “si sono attenuti scrupolosamente alle disposizioni contenute nel decreto del Ministero del Lavoro: le informazioni sulle modalità alloggiative del lavoratore non convivente con il datore sono espresse al punto elle. Non sono mai state chieste informazioni sull’alloggio del datore di lavoro”.

Candida Virgone

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Decreto flussi 2005, la Direzione del Lavoro risponde ad Africa Insieme

MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI- DIREZIONE PROVINCIALE DEL LAVORO

SERVIZIO POLITICHE DEL LAVORO – Unità Operativa Amministrativi – Pisa, Via Cisanello 145-147, tel. 050-971081

Pisa, 8 Febbraio 2005, protocollo n. UI592

Alla redazione de “La Nazione”

Alla redazione de “Il Tirreno”

Alla redazione di “50 Canale”

Alla Associazione Africa Insieme

Mi corre l’obbligo di dare chiarezza alle confuse e non precise considerazioni in riguardo alle procedure necessarie per la presentazione delle domande di autorizzazione al lavoro per l’ingresso di cittadini extracomunitari inviati per posta alla Direzione Provinciale del Lavoro.

Al riguardo si chiarisce che questa Direzione si è sempre attenuta con molta scrupolosità alle disposizioni rivenienti da Decreto di programmazione ed alle circolari ministeriali e non ha mai richiesto “ulteriori informazioni sull’alloggio del datore di lavoro e altri documenti che non figurano nè nella normativa vigente, nè nelle disposizioni impartite dal Ministero”.

Del resto l’ufficio responsabile è sempre stato ben organizzato e pronto a rispondere a qualsiasi richiesta di informazioni o di dubbio sulla procedura tramite i suoi impiegati.

Il Direttore

Luigi Antonucci

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3 Febbraio 2005, la notte dei flussi: il comunicato di Africa Insieme

Il 3 Febbraio 2005 si sono aperte le procedure per la presentazione delle domande per il decreto flussi. Di seguito il comunicato di Africa Insieme.

Ha portato a Pisa l’inchiesta della RAI TV nazionale sul “decreto flussi” recentemente pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Il “decreto flussi” definisce le quote massime di stranieri che possono entrare in Italia. Il meccanismo è però assai complicato. La legge, infatti, prevede che i datori di lavoro assumano “a distanza” lavoratori stranieri ancora all’estero, presentando domanda prima alla Direzione del Lavoro, poi alla Questura e infine all’ambasciata, con un iter lungo almeno quattro mesi.

La documentazione da presentare rappresenta un vero e proprio esempio di accanimento burocratico, ai limiti del sadismo: per una semplice assunzione vengono richiesti il contratto di affitto del datore di lavoro, la certificazione dei metri quadri dell’alloggio firmata da un geometra (sic), e numerose altre scartoffie, tanto più inutili e vessatorie nell’epoca dell’autocertificazione. I posti a disposizione, pochissimi, sono assegnati in base all’ordine di presentazione delle richieste: vince chi arriva primo. Il Governo, però, non rende nota la data di pubblicazione del decreto, e costringe i datori di lavoro a defatiganti attese.

Quest’anno, Africa Insieme ha inviato propri volontari presso gli uffici postali – dove dovevano essere presentate le domande – nel primo giorno di apertura delle quote: i volontari avevano l’incarico di monitorare la situazione, intervenendo in caso di problemi. Una troupe televisiva di RAIDUE li ha seguiti, realizzando interviste presso gli Uffici Postali.

Le procedure di presentazione delle domande si sono svolte in un clima tranquillo: la distribuzione capillare, sul territorio, degli Uffici Postali ha evitato le lunghe file tipiche degli anni precedenti (quando le domande si presentavano non alle poste, ma alla Direzione del Lavoro). Africa Insieme ha ringraziato pubblicamente Poste Italiane per la trasparenza e l’efficienza del servizio offerto, che ha evitato ulteriori disagi all’utenza. Secondo le rilevazioni a campione effettuate dall’associazione, già nelle prime tre ore di apertura sono state presentate circa 600 domande in tutto il territorio provinciale.

E’ emersa, da parte di molti intervistati, l’incertezza che caratterizza l’intera procedura. Oltre alla documentazione richiesta a termini di legge, infatti, la Direzione Provinciale del Lavoro chiede ulteriori documenti, che non figurano nè nella normativa vigente, nè nelle disposizioni impartite dal Ministero: per esempio, la qualifica del lavoratore straniero (che non ha alcun valore in quanto rilasciato da uno Stato estero), e ulteriori documenti relativi all’alloggio del datore di lavoro.

Su questi temi, Africa Insieme invita pubblicamente la Direzione Provinciale del Lavoro ad un confronto con le associazioni cittadine, i datori di lavoro e le comunità straniere, ed auspica che l’esame delle domande si svolga in un clima di trasparenza e di collaborazione.

La trasmissione andrà in onda su RAIDUE Venerdi 11 Febbraio, alle ore 9.45 del mattino.

Associazione Africa Insieme di Pisa

Pisa, 4 Febbraio 2005

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