Il razzismo, una ricetta pronto uso. Sergio Bontempelli

La ricetta pronto-uso per politici in calo di consenso

Sergio Bontempelli, Africa Insieme di Pisa – Liberazione, 20 Agosto 2010

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La politica, a volte, è uno spettacolo di una monotonia mortale: ci sarebbe da restituire il biglietto e abbandonare il teatro. Se non fosse che quel teatro è la vita pubblica nella quale tutti viviamo. E che le scelte politiche hanno conseguenze spesso drammatiche sulla vita concreta, quotidiana delle persone.

La scena stavolta va in onda in Francia (ma si è ripetuta mille volte in Italia, e anche altrove). Un primo ministro screditato, travolto dalla crisi economica e delegittimato dagli scandali ha bisogno urgente di risalire la china nei sondaggi, di recuperare popolarità. La ricetta è lì a disposizione, usata altre volte con successo: si lancia una campagna contro i rom (tanto, si sa, gli “zingari” non stanno simpatici a nessuno); poi si mostra il “pugno di ferro”, si mandano in diretta le immagini di “retate”, espulsioni, rimpatri, allontanamenti forzati. L’operazione è di sicuro impatto: l’immagine del sovrano ne esce pulita, i sudditi si sentiranno protetti e continueranno a guardare al “capo” con ammirazione e rispetto. Dimenticando, almeno provvisoriamente, i loro problemi: disoccupazione, crisi economica, erosione del potere d’acquisto del salario ecc.

Rispetto al copione usuale, c’è una variante. Stavolta, invece delle espulsioni forzate (con il loro contorno di mezzi blindati, manette e scenografie militaresche), Sarkozy parla di “rimpatri volontari”, incentivati da un contributo economico. Dipende dal fatto che i rom coinvolti nelle operazioni provengono quasi tutti da Romania e Bulgaria, due paesi appartenenti all’Ue: e la normativa europea vieta l’espulsione di cittadini comunitari, anche quando questi non abbiano i requisiti per rimanere nel paese ospite.

La sostanza, però, non cambia: i campi cosiddetti “illegali” sono stati smantellati, e i rom – come ha giustamente scritto due giorni fa Marco D’Eramo – sono stati gli unici a pagare il conto per lo scandalo Bettencourt…

A chi pensasse che questo accade nella Francia perché governata dalla destra, suggeriamo di dare un’occhiata al nostro paese. Non occorre andare nella piccola Pisa, dove qualche mese fa il sindaco Pd Marco Filippeschi ha proposto la stessa ricetta dei rimpatri volontari, per gli stessi gruppi (i rom romeni), con la stessa retorica e le stesse conseguenze. Si potrà mostrare cosa accade proprio in questi giorni in una città ben più grande, Torino: dove il primo cittadino, Sergio Chiamparino, usa toni muscolari addirittura contro l’Alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite, “reo” di aver difeso un gruppo di profughi che il Comune vuole sgomberare. O cosa è successo da tre anni a questa parte a livello nazionale. Si veda, per esempio, la furibonda campagna per la “sicurezza”, scatenata da pezzi dell’allora governo di centro-sinistra e dal nascente Partito Democratico – correva l’anno 2007 – per rispondere alla crisi di consenso e di legittimazione dell’esecutivo guidato da Romano Prodi. E quel che è accaduto subito dopo, con l’insediamento di Berlusconi e le violentissime campagne a sfondo xenofobo scatenate a più riprese da Lega e Pdl.

Il razzismo è una tentazione trasversale, una ricetta pronto-uso per rispondere alla crisi di consenso che pervade la politica, tutta la politica. Poco importa che le “ricette” messe in campo non funzionino, nemmeno sul loro terreno, quello dell’efficacia repressiva; che, per esempio, il “rendimento” delle espulsioni (la loro capacità di rimpatriare effettivamente i migranti irregolari) sia pressoché nullo, come dimostrano i dati degli ultimi dieci anni. Poco importa il fatto che i rom romeni e bulgari, in quanto cittadini comunitari, possono tornare in qualunque momento in Francia (così impongono le direttive europee), vanificando l’operazione di “pulizia etnica” sarkozista. L’efficacia, in questo caso, non conta: conta lo spettacolo, la scenografia.

Qui, forse, si aprirebbe qualche spazio di comunicazione per chi volesse, da sinistra, contrastare il nesso tra crisi economica e crescita di sentimenti razzisti e xenofobi. Spiegare le contraddizioni di una politica migratoria proibizionista ad un’opinione pubblica impaurita e con un dibattito appiattito sulla semplificazione televisiva, è forse difficile: è necessario, ineludibile, ma complesso. Richiede tempi lunghi.

Meno difficile è mostrare da subito qualche nesso: perché le campagne contro i migranti e i rom le promuovono sempre e solo uomini politici in crisi di consenso? E perché in prima fila contro migranti e rom troviamo sempre coloro che si sono dimostrati incapaci di risolvere i nodi della crisi economica? O coloro che un attimo prima sono stati travolti dagli scandali? Sarà mica che lor signori vogliono distrarci?

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