No agli sgomberi: parlano gli studenti di Scienze per la Pace

Alcuni studenti del corso di laurea in Scienze per la Pace sono venuti a conoscenza dello sgombero del campo-nomadi “delle Bocchette” (vicino alla zona Le Piagge), e allarmati dalla notizia sono immediatamente accorsi per prestare sostegno alle famiglie, ai bambini e alle bambine che si sono visti portare via dalle ruspe il proprio luogo di vita quotidiano, arrangiato “alla meglio”.

Spinti dalla volontà di praticare i valori e gli ideali da cui il nostro percorso formativo nasce e si alimenta, non comprendiamo come in una giornata di freddo pungente si possa brandire “il pugno di ferro” della sicurezza, di una sterile legalità, contro uomini, donne e in modo particolare numerosi bambini: è in questo modo che i cittadini pisani ora si sentiranno “più sicuri”? È in questo modo che un’amministrazione comunale promuove la democrazia, la pace e i diritti umani?

Non comprendiamo come noi studenti, da una parte siamo invitati a partecipare ad attività come i progetti di promozione della pace e dei diritti umani nelle scuole della provincia pisana; e dall’altra come il nome del nostro corso di laurea sia spesso accostato a manifestazioni promosse dall’amministrazione comunale, mentre ai diritti umani si volta, nella pratica, le spalle.

Purtroppo siamo costretti a dar ragione a Sophie Bessis e a Franz Fanon: l’Occidente continua a promuovere un concetto di “diritti umani” che è “universale” perché deve essere “astratto”, lontano dalla realtà (per tener ben stretti i privilegi che abbiamo), non smettendo mai “di parlare dell’uomo pur massacrandolo dovunque lo incontri, a tutti gli angoli delle sue strade, a tutti gli angoli del mondo”.

Malgrado la nostra forte criticità verso le modalità con le quali il comune fino ad ora ha gestito la “questione-rom”, sulle orme della nonviolenza gandhiana, vogliamo essere protagonisti di un “programma costruttivo” senza il quale il nostro dissenso perderebbe credibilità. Come studenti di un corso di laurea che ha come obiettivo la formazione di giovani “mediatori di conflitti”, ci proponiamo, se l’amministrazione acconsentisse, in qualità di mediatori in un tavolo di lavoro da aprire con la comunità rom pisana, per tentare di risolvere la situazione.

I diritti umani se sono veramente universali sono per tutti, e non possono essere né lasciati al buon cuore caritatevole di un umanesimo tristemente fuori dalla realtà, né essere applicati con le ruspe o strumentalizzati contro i più deboli.

Susanna Rivolti

Sara Palli

Eleonora Matalone

Francesco Biagi

ed altri

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