La Carta di Intenti sull’Immigrazione. Maggio 2003

Gli esponenti degli enti locali, dell’associazionismo, degli organismi politici e sindacali riuniti ad Enpoli il 5 Dicembre 2002, hanno elaborato una nuova “Carta di Intenti”, relativa all’immigrazione, che integra ed aggiorna quella del 1993 (rivista e corretta nel 1998).La Consulta per l’Immigrazione ed il Direttivo dell’ANCI regionale, che ha approvato la Carta il 7 Maggio 2003, la propongono agli amministratori locali ed alle realtà sociali della Toscana impegnate sul terreno della solidarietà e della tutela dei diritti affinché la sottoscrivano e la facciano propria.

Eccone il testo.

Gli amministratori locali e gli esponenti delle realtà sociali della Toscana impegnate sul terreno della solidarietà e della tutela dei diritti, di fronte alla nuova normativa sull’immigrazione approvata dal Parlamento Italiano, affermano innanzitutto i seguenti punti:

– Alle/ai migranti presenti sul territorio vanno garantiti, in quanto cittadini, i diritti fondamentali della persona, i diritti di cittadinanza e quelli di partecipazione pubblica in condizione di parità con gli italiani

– Gli enti locali e le forze sociali della Toscana intendono, di conseguenza, salvaguardare, promuovere ed estendere i diritti delle cittadine e dei cittadini stranieri, lavorando attivamente contro ogni forma di discriminazione, di minorità giuridica, di razzismo e di intolleranza nei loro confronti

– La legge 189/2002, di recente emanazione, rischia di ledere alcuni principi fondamentali della persona e di violare il principio di parità di trattamento

– Tale legge prevede, tra l’altro, alcune disposizioni di dubbia costituzionalità che appaiono contraddittorie con lo spirito e con la lettera di fondamentali strumenti giuridici internazionali a tutela dei diritti umani

– A livello europeo stanno prevalendo politiche rivolte alle cittadine e ai cittadini migranti improntate alla chiusura e basate essenzialmente su misure di ordine pubblico: perciò occorre sviluppare un’azione di denuncia, di contrasto, di proposta di alternative possibili anche in tale ambito

Ciò premesso, e ritenendo prioritario il rispetto della Carta Costituzionale e dei diritti della persona, nonché l’uguaglianza giuridica di tutte/i le/i cittadine/i, si chiede al Parlamento nazionale:

– una modifica, radicale e sostanziale, dell’attuale normativa in materia di immigrazione e di condizione del cittadino straniero

– l’istituzione di strumenti normativi che consentano in modo permanente, e a condizioni certe, l’emersione dall’irregolarità di tutte/i le/gli stranieri che lavorano, o che dimorano nel territorio italiano da almeno tre anni senza aver commesso reati gravi

– il trasferimento agli enti locali delle competenze in materia di rilascio e rinnovo del titolo di soggiorno

– il diritto di voto, almeno amministrativo, per le cittadine e i cittadini stranieri;

– il varo di una legge per la tutela del diritto di asilo politico, nel rispetto della Convenzione di Ginevra e del dettato costituzionale

Ci si impegna altresì a sostenere, nella propria attività amministrativa e nel lavoro quotidiano di associazioni, enti di volontariato, strutture sindacali e sportelli informativi, i diritti delle cittadine e dei cittadini stranieri previsti dalle norme fondamentali dell’ordinamento giuridico.

In particolare, gli amministratori e gli esponenti della società civile che sottoscrivono questa Carta si impegnano:

– a garantire alle cittadine e ad ai cittadini stranieri presenti, a qualunque titolo, sul territorio locale i diritti fondamentali alla vita, alla sicurezza, alla dignità della persona

– ad assicurare a tutte/i il diritto all’assistenza sanitaria, prevedendo in particolare che le prestazioni mediche non diano luogo a nessuna forma, né diretta né indiretta, di controllo sulla regolarità del soggiorno (ciò vale anche per il diritto delle/dei minori straniere/i ad accedere alla scuola dell’obbligo)

– a fornire a tutte le cittadine ed i cittadini stranieri, regolari e non, i servizi abitativi di emergenza (dormitori pubblici, centri di accoglienza, strutture di soccorso ecc.), nel rispetto dei diritti fondamentali della persona, e tenendo conto del disposto dell’art. 12 comma 2 del decreto legislativo 286/98 (non abrogato dalla legge Bossi-Fini)

– ad attribuire la residenza, in quanto premessa per garanzie insopprimibili, alle cittadine e ai cittadini stranieri muniti di qualunque titolo di soggiorno, anche accettando dimore improprie o l’indicazione di sedi associative, come previsto dalla Costituzione, dal Codice Civile e dalla normativa specifica in materia

– a costruire sedi di partecipazione politica e amministrativa delle cittadine e dei cittadini stranieri, prefigurando già nelle disposizioni statutarie e regolamentari dei comuni e delle province l’accesso al diritto di voto amministrativo

– ad inserire negli statuti comunali e provinciali la possibilità per le cittadine e i cittadini stranieri di partecipare ai concorsi pubblici

– a dare piena attuazione alla normativa contro le discriminazioni, costituendo osservatori, forme di consulenza e di sostegno legale, promovendo direttamente, ove se ne verifichi la necessità, istanze di azione civile presso i tribunali, come previsto dall’art.44 del Testo Unico

– a realizzare, in applicazione della relativa legge regionale, progetti specifici volti al superamento dei cosiddetti campi nomadi in cui, in molte situazioni, sono ancora “segregate” le popolazioni rom e sinti.

Gli amministratori locali e gli esponenti della società civile che sottoscrivono questa carta ritengono di dubbia costituzionalità le disposizioni relative all’espulsione delle cittadine e dei cittadini stranieri dal territorio nazionale, in particolare quelle che si riferiscono al loro trattenimento nei cosiddetti centri di permanenza temporanea. Essi intendono farsi carico direttamente, con forme di sostegno legale, della tutela dei cittadini e delle cittadine straniere. Essi promuoveranno di conseguenza forme stabili di dialogo con le istituzioni competenti in materia di soggiorno e di espulsione, affinché l’applicazione delle norme vigenti avvenga nel pieno rispetto dei diritti della persona.

I firmatari della Carta di Intenti ritengono inoltre che le disposizioni in materia di rinnovi dei permessi di soggiorno – che prevedono l’obbligo di un contratto di lavoro e di un’abitazione giudicata idonea ai sensi della legge regionale sull’edilizia pubblica – costituiscano un inutile accanimento burocratico, che rischia di rendere clandestino chi è già regolare in Italia da molti anni. L’intero impianto normativo della legge 189 rischia di produrre nuova clandestinità, in contrasto con la volontà espressa dalle forze sociali del Paese e dai circa 700.000 irregolari presenti in Italia che hanno avanzato istanza di regolarizzazione. Questi ultimi hanno dimostrato che la prima esigenza di un “clandestino” è quella di ottenere un permesso di soggiorno e che l’irregolarità è una condizione imposta e costruita da leggi e burocrazie, non una volontà del cittadino straniero.

Gli amministratori locali e gli esponenti della società civile che sottoscrivono la presente Carta intendono tutelare i diritti delle persone sanciti dalla Costituzione e dall’ordinamento giuridico italiano, di cui sono ovviamente titolari anche i migranti, i richiedenti asilo, i profughi. In particolare, gli amministratori ritengono che tutte le cittadini e i cittadini stranieri regolarmente soggiornanti, a qualsiasi titolo, possano accedere ai servizi di assistenza sociale e che tutti coloro cui sia stata concessa la residenza debbano essere inseriti, a parità di condizioni con gli italiani, nelle graduatorie di Edilizia Residenziale Pubblica (case popolari).

Nell’immediato ed a breve termine una particolare attenzione va dedicata ai titolari di ricevuta attestante l’avvio del procedimento di regolarizzazione (ex art. 33 legge 189/02 e successive modificazioni e integrazioni). Per queste persone – circa 50.000 sul territorio regionale – non sono previsti tempi certi di risposta da parte delle amministrazioni competenti, né i diritti attribuiti agli stranieri regolarmente soggiornanti. I firmatari della carta ritengono che queste persone, in espellibili per legge, siano a tutti gli effetti regolari, e si impegnano a considerarle tali nella propria attività amministrativa, politica o di volontariato.

E’ indispensabile infine, affinché gli impegni qui assunti siano portati avanti con maggiore efficacia, che la Regione li indirizzi e li sostenga con apposite normative, programmi, progetti, finanziamenti, predisponendo strutture organizzative e metodologie di lavoro adeguate e dando vita, di conseguenza, sull’intero territorio regionale, ad un vero e proprio “laboratorio della convivenza” che costituisca un punto di riferimento a livello nazionale.

Firenze, 7 Maggio 2003

Leggi:

I membri della Consulta ANCI Toscana sull’immigrazione

L’archivio dei numeri di “Percorsi di Cittadinanza”, rivista della Consulta

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