Contro la “svolta securitaria” a Pisa. Un documento delle associazioni (Novembre 2008)

Nel Novembre 2008 Africa Insieme, con altre associazioni e cooperative sociali, promuove un appello al Sindaco contro le politiche securitarie del Comune. Di seguito il testo dell’appello.

Questo documento nasce da un primo confronto tra alcune cooperative sociali e associazioni impegnate da anni in servizi e progetti volti all’accoglienza e all’integrazione di cittadini svantaggiati, italiani, stranieri e rom.

Vogliamo esprimere la nostra viva preoccupazione per le scelte politiche del Governo in materia di immigrazione e sicurezza. Il “pacchetto sicurezza” e le successive disposizioni sono il paradigma di un modello politico-culturale che nega la complessità delle problematiche e ne semplifica le risposte; l’utilizzo della “tolleranza zero” a scopi propagandistici, e i decreti che ne sono scaturiti, colpiscono le fasce più vulnerabili, in un percorso di progressive esclusioni dal tessuto sociale ed economico, innalzando ulteriori barriere per l’esercizio dei diritti e consolidando così ulteriori sacche di marginalità e di insicurezza.

L’allarme sui campi rom e gli sgomberi degli ultimi mesi, il censimento dei bambini rom nelle grandi città, vera e propria schedatura su base etnica (in conflitto palese con i principi della Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia), la proposta di classi differenziali per gli alunni stranieri, sono atti discriminatori ed eticamente inaccettabili.

Nella stessa direzione vanno l’ipotesi del reato di immigrazione clandestina, l’ampliamento fino a 18 mesi dei tempi di permanenza nei Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE, gli ex CPT), e l’istituzione di “centri” specifici per richiedenti asilo (i cosiddetti “CARA”) che di fatto costituiscono un modello alternativo rispetto all’accoglienza promossa dalla rete dei Comuni (Sprar), a nostro avviso più efficace e meno costosa.

Tutto ciò, in un contesto in cui i fenomeni migratori non sono governati: ad oggi, è bloccato il sistema dei permessi di soggiorno, con centinaia di migliaia di migranti in attesa di rinnovo; sono bloccati i flussi in ingresso, con imprese e famiglie che attendono mesi (a volte anni) per assumere lavoratori stranieri; ed è bloccato il sistema dei ricongiungimenti familiari. L’intera filiera amministrativa e burocratica chiamata a governare l’immigrazione è letteralmente al collasso. E questo non solo compromette i diritti dei migranti, ma rischia di vanificare gli stessi interventi attuati a livello locale (dall’amministrazione e dagli attori sociali) per sostenere e promuovere i percorsi di integrazione dei cittadini stranieri.

Pisa e le sue Istituzioni da anni hanno scelto ed operato politiche dell’inclusione come strategie efficaci per garantire sicurezza, legalità e diritti per tutti. Oggi, le esperienze e le competenze maturate nella nostra città possono rappresentare un modello di governo del territorio efficace, equo, alternativo rispetto alla politica nazionale improntata sull’emergenza.

Ed è proprio al fine di salvaguardare e valorizzare la ricchezza di questa esperienza di governo condiviso e partecipato del territorio, che vogliamo esprimere alcune preoccupazioni.

Segnaliamo il rischio che la cultura costruita in questi anni su valori di solidarietà e coesione sociale possa risentire del clima sempre più diffuso di paura, diffidenza e intolleranza che vediamo crescere anche nella nostra città.

Nelle città italiane, e quindi anche a Pisa, si registrano mutamenti sociali, demografici, di costume. I mutamenti in corso e le relazioni umane ad essi collegate possono determinare conflitti all’interno delle comunità locali, alle quali devono essere forniti spazi e strumenti per elaborare tali mutamenti e per creare nuovi patti sociali di convivenza.

La “percezione di insicurezza”, lungi dall’essere riconducibile ad un dato oggettivo, ci sembra piuttosto connotata da un’ emotività diffusa: la paura di rimanere vittima di reati, le tensioni causate dai ritardi e dagli squilibri nei processi di integrazione, le nuove forme di emarginazione sociale, la diffusa precarietà esistenziale ed economica hanno inciso sulla vita reale di tutte le persone.

Noi riteniamo che una politica diversa debba saper rispondere alle paure diffuse, senza tuttavia assecondarle: senza, cioè, comunicare l’immagine di una città assediata e insicura. Si tratta di ascoltare e governare gli squilibri con politiche di sistema e di partecipazione. Da questo punto di vista le politiche securitarie, oltre che essere poco utili per governare fenomeni sociali complessi come quelli relativi alle marginalità, rischiano di creare ulteriori paure.

Il conflitto di per se è naturale e in un certo senso positivo: se ascoltato, elaborato e condotto può portare a nuovi patti sociali dove entrambe le parti in causa si riconoscono.

Noi pensiamo che il “Patto sulla Sicurezza”, proposto dal consiglio comunale e dalla Giunta, rischi di non cogliere questi nodi: la lettura dei fenomeni di marginalità sociale in termini di “sicurezza” rischia di far perdere di vista un modello di governo fondato sulla solidarietà, e di non offrire soluzioni efficaci per contrastare la stessa microcriminalità.

Gli stessi interventi relativi alla qualità della vita e alla riqualificazione dell’ambiente urbano, presenti nel documento approvato dal consiglio comunale, sono affrontati con un unico linguaggio – quello della sicurezza e dell’ordine pubblico – che ci appare riduttivo della complessità della vita e della storia dei quartieri.

Riteniamo che si debbano valorizzare proprio le competenze e le esperienze maturate in questi anni dall’associazionismo, dal volontariato, dalla cooperazione sociale e dagli enti locali. Questi soggetti hanno contribuito all’affermazione dei principi di eguaglianza e rispetto dei diritti, e hanno affrontato i conflitti – sulle presenze straniere nei quartieri, sulla vita notturna dei giovani, sulla marginalità sociale ecc. – con progetti specifici rivolti alla mediazione, all’ascolto di tutti i bisogni, nessuno escluso, favorendo il dialogo e la comunicazione. In quest’ottica, coloro che spesso vengono identificati come portatori di problemi sono diventate altrettante risorse: non problemi ma soluzioni.

E’ per questi motivi, che gli interventi ipotizzati nel “Patto per la Sicurezza” ci sembrano poco efficaci rispetto alla complessità delle problematiche. Privilegiare il controllo del territorio con strumenti quali telecamere e vigilanza, introdurre restrizioni all’orario di apertura di negozi e al consumo di alcool, governare gli insediamenti di Rom e senza fissa dimora con interventi emergenziali come gli sgomberi, presidiare intere zone della città con le forze dell’ordine per contrastare la vendita di merce contraffatta o la presenza di persone tossicodipendenti non risolve i problemi.

L’esperienza di questi anni, fatta di progetti promossi dalle istituzioni e portati avanti dalla società civile, dimostra che sono molto più efficaci gli interventi volti ad agire sulle cause dei fenomeni, a prevenire i conflitti, e coinvolgere tutta la cittadinanza.

Ricordiamo che a Pisa vi sono progetti attivi da molti anni sui fenomeni relativi alla prostituzione di strada, ai senza fissa dimora, all’uso di sostanze stupefacenti, ai Rom e agli immigrati: progetti che attuano azioni di prevenzione e riduzione del danno, e che di comune accordo con la Società della Salute stanno discutendo sull’individuazione di un metodo appropriato di gestione dei fenomeni di marginalità e in genere sui conflitti sociali.

Il clima di esasperazione e di crescente paura rispetto ai fenomeni di marginalità sociale, rischia di accentuare la stigmatizzazione delle fasce deboli, di compromettere l’efficacia dei progetti e il raggiungimento dei loro obiettivi.

Ad esempio, le ordinanze volte a scoraggiare la prostituzione di strada, oltre ad appesantire il lavoro delle forze dell’ordine a scapito dell’attività investigativa contro i reati di sfruttamento e tratta, non eliminano il fenomeno visibile, ma semmai lo spostano da un Comune all’altro, o a luoghi più periferici e insicuri, o “al chiuso”, rendendo la pratica più pericolosa per chi si prostituisce (in strada restano le persone più disperate e i clienti con caratteri devianti). L’idea che lo sfruttamento e la tratta coinvolgano solo il mondo della strada è del tutto scorretta, infatti anche “al chiuso” si consumano quel tipo di reati, con la differenza che le persone che si prostituiscono diventano più isolate e meno raggiungibili dagli operatori sociali, riducendo le possibilità di accesso ai programmi di protezione sociale per le vittime di tratta.

In modo analogo, lo sgombero degli insediamenti Rom non allontana i loro abitanti dalla città, ha rilevanti costi per la collettività e per la stessa amministrazione, ed alimenta la sensazione di paura nella cittadinanza.

Quanto sopra esposto vuol essere il nostro contributo costruttivo per una discussione partecipata e serena, che coinvolga tutte le parti interessate (istituzioni, cittadini, terzo settore ecc.).

Proponiamo di avviare, già a partire dall’inizio del 2009, un percorso che porti alla definizione di un vero e proprio “patto per la convivenza” che parta dal coinvolgimento dei singoli quartieri attraverso le circoscrizioni, e si sviluppi valorizzando il contributo di tutti.

Cooperativa “Il Progetto”
Cooperativa “Il Ponte”
Cooperativa “Il Cerchio”
Cooperativa “Il Simbolo”
Cooperativa “Il Delfino”
ARCI comitato di zona di Pisa
Africa Insieme

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...