Piagge, il quartiere solidale

Si e’ tenuto Mercoledi sera, nella Sala della Circoscrizione 5 alle Piagge, l’incontro tra i cittadini rumeni che vivono nelle baracche di Ponte delle Bocchette e i residenti della zona. All’assemblea – convocata “per discutere insieme dei problemi del quartiere”, e in particolare dei recenti fatti di cronaca accaduti sul Viale delle Piagge – hanno partecipato oltre sessanta persone, accalcate nella saletta di Via Avanzi. Ad aprire la riunione, Stefano Gallo di Africa Insieme e Marinela, della comunita’ rumena: “vogliamo dirvi”, ha spiegato quest’ultima, “che non e’ colpa nostra di quello che e’ successo, che siamo arrabbiati e preoccupati come voi”. “Vogliamo”, ha concluso, “che chi commette un reato, chi violenta una donna sia messo in carcere e punito per quello che fa: ma non vogliamo pagare noi le conseguenze di crimini che non abbiamo commesso”.

Molte le domande rivolte ai numerosi cittadini rumeni presenti all’incontro: “perche’ avete deciso di venire in Italia?”, “perche’ non trovate un lavoro?”, “come fate a vivere nelle baracche d’inverno?”, “perche’ non abitate nelle case?”, “mandate i bimbi a scuola?”. Nelle risposte emergevano le drammatiche discriminazioni che ancora subiscono le minoranze Rom nella nostra citta’. “Vorremmo pagare un affitto, lavorare e far dormire al caldo i nostri bambini”, ha spiegato Marinela, “ma nessuno ci da’ un lavoro o una casa, perche’ siamo stranieri e zingari”. “Io avevo trovato un lavoro”, ha aggiunto un giovane abitante del campo, “il Comune non mi ha dato la residenza, e alla fine la ditta non mi ha assunto perche’ ero senza documenti”. “In Romania”, ha detto Elvis, un altro abitante del Ponte delle Bocchette, “si guadagna al massimo trecento euro al mese, mentre qui uno stipendio medio e’ piu’ alto: per questo siamo venuti in Italia”.

La discussione ha fatto emergere opinioni diverse. Cosi’, secondo un giovane avvocato “la gente non ha una buona opinione dei Rom perche’ molti di loro commettono dei reati: devono essere gli stessi Rom a controllare ed emarginare chi delinque”. D’altra parte, un cittadino ha protestato contro il Comune: “se queste persone sono costrette a stare nelle baracche, perche’ almeno non gli date l’acqua corrente e il riscaldamento?”. Una pensionata ha sottolineato l’assurdita’ di certi problemi burocratici: “senza la residenza non trovano lavoro, senza lavoro non e’ possibile avere la residenza: e’ un circolo vizioso che non ha senso”.

Nella discussione e’ intervenuto anche Antonio Minghi, delegato dall’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Pisa Carlo Macaluso: “l’amministrazione”, ha spiegato, “e’ contraria agli sgomberi: se si smantella un campo, l’unico effetto e’ quello di spostare le persone di pochi metri, non di allontanarle. Occorrono soluzioni abitative, e il Comune le sta cercando, anche se le risorse messe a disposizione dallo Stato non sono molte”. Titina Maccioni, presidente della Circoscrizione 5, ha ringraziato gli organizzatori e i consiglieri della circoscrizione dei vari schieramenti politici presenti. Maccioni ha ricordato l’impegno del Consiglio di Quartiere, preoccupato delle condizioni igienico sanitarie in cui sono costretti a vivere i cittadini rumeni: “è necessaria una comunicazione tra cittadini italiani e rumeni in modo da creare una convivenza basata sul rispetto reciproco e sulla legalità”. Il consigliere comunale Mario Biasci, capogruppo UDC, si e’ detto “preoccupato per le eccessive presenze di Rom e rumeni in citta’”, e ha proposto di “definire un numero massimo di persone che potranno essere accolte”: una proposta che ha suscitato molti interventi, come quello di Giuseppe, della Parrocchia di San Michele degli Scalzi alle Piagge, che ha ricordato l’impegno del Centro di Ascolto parrocchiale in favore della comunita’ rumena e ha sottolineato come sia impossibile decidere una quota di ammissibili: “l’accoglienza si basa su altri principi”.

Gli interventi delle associazioni hanno sottolineato l’importanza di momenti di incontro e di mediazione: “discussioni come quella di stasera”, ha spiegato Roberto, della Comunita’ di Sant’Egidio, “sono importanti perche’ finalmente non si parla di categorie astratte ma di persone in carne ed ossa: dobbiamo imparare a parlare non di Rom ma di individui, ognuno con la sua specificita’ e i suoi problemi”., mentre Marco, del Comedor Estudiantil Giordano Liva ha ripercorso l’esperienza della scuola di italiano per stranieri attivata da anni dall’associazione.

L’incontro non si e’ concluso con una decisione: “non siamo qui per deliberare”, ha detto Stefano Gallo di Africa Insieme, “ma per conoscerci e cominciare a parlare insieme: vorremmo che momenti come questo si ripetessero in futuro, perche’ i problemi di convivenza si affrontano dialogando”. Da oggi, dunque, esce un’immagine diversa del quartiere Piagge: non la zona impaurita e rancorosa di cui ci parlano le cronache, ma un insieme di cittadini disposti ad incontrarsi e a dialogare.

Notizia del 5 Dicembre 2007

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