Che cos’è il programma “Città Sottili”

Il Comune di Pisa ha varato nel 2002 un programma – denominato “Città Sottili” – per l’inserimento abitativo dei Rom e per la chiusura dei “campi nomadi”. Di seguito una scheda che riassume il senso e gli obiettivi del programma.

La Conferenza dei Sindaci della Zona socio-sanitaria di Pisa ha recentemente elaborato un documento di programma sugli interventi da attuare nei confronti delle comunità rom (cd. zingari), dal titolo “Le città sottili: programma della città di Pisa con la comunità rom del territorio – verso la conferenza dei servizi”.

Secondo i dati forniti dallo stesso documento, i cittadini di lingua rom presenti nell’area pisana sarebbero circa 450, più della metà dei quali alloggiati presso il campo sosta di Coltano.

Da molti anni ormai questa struttura si configura come una grave emergenza sanitaria e abitativa: si tratta infatti di una vera e propria baraccopoli, sovraffollata, con servizi igienici fatiscienti, carcasse di auto abbandonate, rifiuti lasciati sulla strada e non smaltiti dall’azienda competente.

Le radici di questa situazione vanno cercate almeno in parte nella stessa pianificazione urbanistica che ha dato origine al campo: il comune aveva previsto, anni fa, di costruire un luogo di sosta temporanea attrezzato, nella convinzione che le comunità rom, dedite al nomadismo ed ostili all’integrazione sociale, dovessero essere accolte in luoghi separati e lontani dalle città. Così, per queste famiglie si era prevista una sistemazione abitativa in baracche e roulottes, in un’area molto lontana dal centro urbano, al crocevia di diverse strade di grande comunicazione (Aurelia, Autostrada). Magnificato su una rivista specializzata come “insediamento progettato per i Rom nell’estremo rispetto della loro cultura” (M. G. Zunino in Abitare, n. 362, Maggio 1997), il campo è in realtà figlio di quell’”urbanistica del disprezzo” di cui hanno parlato gli studi più avveduti sui fenomeni urbani (cfr. per es. P. Brunello, a cura di, L’Urbanistica del disprezzo, ManifestoLibri, Roma 1996).

Dal momento della sua costruzione, il campo ha subito un inevitabile e progressivo degrado: molte famiglie rom, sgomberate da altre aree-sosta non autorizzate, vi si sono rifugiate, causando il sovraffollamento e il drammatico peggioramento della situazione igienico-sanitaria. Per questo, da alcuni anni tanto il Comune quanto la USL hanno elaborato numerosi progetti di superamento di questa struttura, di cui “Le città sottili” rappresenta l’ultima, più complessa versione.

Rispetto ai progetti degli anni passati, tuttavia, il documento presenta alcune importanti novità su cui è opportuno soffermarsi.

Il superamento del campo-nomadi è sempre stato concepito essenzialmente come operazione di polizia: si trattava cioè di sgomberare le famiglie presenti al campo, provvedendo all’espulsione dei cittadini privi di titolo di soggiorno e all’allontanamento di tutti gli altri dal territorio cittadino. Si è pensato talvolta di trovare sistemazioni alternative, ma riservandole ai soli regolari (al momento dell’elaborazione del progetto, solo il 15% degli abitanti del campo risultava titolare di permesso di soggiorno, e la situazione non era purtroppo molto diversa qualche anno prima).

Il piano recentemente elaborato dalla Conferenza dei Sindaci costituisce da questo punto di vista una notevole innovazione. L’irregolarità non viene più concepita come un dato di fatto, ma come un processo su cui è possibile e doveroso intervenire: “E’ stato costituito”, si legge infatti nel documento, “un piccolo sottogruppo [interno al gruppo di lavoro che segue le varie fasi del progetto, ndr] incaricato di individuare gli strumenti normativi idonei a regolarizzare il maggior numero di rom possibile (…). Sono state elaborate alcune ipotesi di lavoro, suffragate da un’ampia raccolta di precedenti giurisprudenziali, che una delegazione del gruppo di lavoro (…) dovrà confrontare con il Vice-Questore di Pisa”. Dunque, per la prima volta dopo tanti anni, un progetto sui rom prevede esplicitamente un intervento volto a regolarizzare i “clandestini”, piuttosto che ad espellerli o ad allontanarli.

A quanto ci risulta, gli interventi per regolarizzare i rom sono pressochè conclusi, e sembrano aver dato esiti positivi: le amministrazioni locali hanno preso accordi espliciti con la Questura per facilitare l’ottenimento dei permessi di soggiorno anche per i casi più difficili e controversi.

Il secondo elemento di innovazione che si trova ne “Le città sottili” riguarda la considerazione riservata ai rom: questi, per la prima volta, non vengono concepiti come nomadi ostili ad ogni inserimento sociale, ma come persone costrette ad un’esistenza precaria dalle stesse “politiche di accoglienza” attuate da enti pubblici e comunità locali. “Praticamente tutti i rom che vivono sul territorio pisano”, si legge ancora nel documento, “appartengono a gruppi che ormai da decenni non praticano più il nomadismo (…). Continuare a chiamarli e soprattutto considerarli nomadi è un errore. Nella maggior parte dei casi il differente modo di abitare dei rom è più il frutto delle particolari circostanze a cui queste popolazioni si sono dovute adattare che di un vero e proprio portato culturale: l’essere considerati nomadi, l’aver subito difficoltà di ogni genere ha spinto le popolazioni rom ad una certamente indesiderata necessità di abbandonare un luogo, una dimora, una terra senza apparentemente subire gravi conseguenze”.

Queste considerazioni sono frutto del proficuo scambio avviato dalle amministrazioni con la stessa comunità rom di Coltano. Si tratta del terzo elemento di innovazione introdotto da questo progetto. Per la prima volta, infatti, un piano complessivo di inserimento delle popolazioni cosiddette zingare nel territorio pisano viene elaborato con il contributo e la partecipazione attiva dei diretti interessati: nel gruppo di lavoro che segue il progetto, composto da 20 persone, si trovano 5 rappresentanti delle comunità rom. La “rappresentatività” dei membri del gruppo di lavoro è naturalmente un punto assai delicato: è difficile, per non dire impossibile, dare voce a tutte le sensibilità dei gruppi, spesso ostili tra loro, che compongono il piccolo universo rom residente a Pisa. Chi conosce la vita dei campi nomadi sa che queste operazioni di “rappresentanza” possono suscitare conflitti e diffidenze. E tuttavia, da parte nostra non possiamo non apprezzare il tentativo, per quanto rischioso e difficile, di coinvolgere attivamente le comunità rom in progetti che le riguardano da vicino.

A queste premesse segue il progetto vero e proprio. La Conferenza dei Sindaci propone un graduale superamento dei campi nomadi, in direzione di un’accoglienza più stabile. La struttura di Coltano dovrà essere sgomberata in tempi rapidi, e le famiglie che attualmente vi risiedono saranno in un primo tempo ospitate in strutture provvisorie: tra le altre, vengono proposte alcune colonie del Litorale Pisano, il Campeggio della Polizia di Stato a Tirrenia, i Padiglioni dell’ex Ospedale Psichiatrico di Volterra, i Centri di Accoglienza di Cascina e di Pisa. Alcune di queste sistemazioni ci sembrano particolarmente disagevoli o inadeguate (si pensi all’Ospedale Psichiatrico di Volterra, così lontano dalla città), ma è opportuno ricordare che si tratta comunque di alloggi provvisori.

Successivamente, sono previsti alcuni interventi volti a procurare una sistemazione definitiva alle famiglie rom coinvolte nel progetto.

Un primo gruppo (80/100 persone) verrà alloggiato nella stessa area che attualmente ospita il campo rom di Coltano: al posto delle attuali baracche, saranno costruite vere e proprie case, per la cui progettazione si prevede di avvalersi della consulenza della “Fondazione Michelucci” (un istituto di studi urbanistici tra i più competenti ed avanzati), nonché dei suggerimenti degli stessi rom, chiamati a progettare gli insediamenti nel modo che riterranno più conforme alla specificità della loro vita collettiva (per esempio, con riguardo al fatto che gran parte dei gruppi rom è organizzato secondo un modello di “famiglia allargata” diverso dalla famiglia nucleare – padre, madre, figli – cui siamo abituati).

Un analogo “villaggio rom” verrà costruito nell’attuale campo del Nugolaio a Cascina.

Altri gruppi verranno invece ospitati in alloggi acquistati, ristrutturati o costruiti dall’ente pubblico (si prevede anche la riconversione urbanistica di terreni destinati ad attività agricole, secondo quanto previsto dalla legge regionale 2/2000); infine, alcuni rom già inseriti nelle graduatorie di Edilizia Residenziale Pubblica andranno ad abitare nelle case popolari.

Ed è proprio su quest’ultimo punto che si stanno verificando i maggiori problemi: alcuni rom sono stati deliberatamente esclusi dall’accesso agli alloggi di edilizia residenziale pubblica, con un provvedimento palesemente illegittimo che è stato impugnato al TAR. A questa vicenda abbiamo dedicato il prossimo capitolo.

Scheda tratta dal volume: Africa Insieme, Immigrazione a Pisa. Quaderno 2003. Enti pubblici e politiche di accoglienza, ed. ETS, Pisa 2003

Leggi anche:

Il documento costitutivo del programma (anno 2002)

– Il resoconto del programma. Dalla relazione dell’ass. Macaluso al consiglio comunale, Novembre 2003

Storia delle presenze Rom e dei programmi di accoglienza a Pisa. Articolo di Sergio Bontempelli

Città Sottili, il programma operativo. Gennaio 2004

Il progetto del “villaggio” di Coltano. Maggio 2004

Il programma Città Sottili. Il consuntivo. Maggio 2007

– Il programma “Città Sottili”: un bilancio dell’assessore Macaluso. Dal Tirreno, 16/11/2007

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